Pensioni: dal 2027 rischio aumento età pensionabile di 3 mesi. Cosa cambierà

Il governo ha annunciato un intervento per fermare l’età a 67 anni.

Paolo Ballanti 03/04/25

Brutte notizie sulle pensioni, a meno che il governo non intervenga a breve come promesso. Il 31 marzo scorso l’ISTAT ha presentato gli indicatori demografici 2024 tra cui spicca un aumento della speranza di vita alla nascita pari a 83,4 anni vale a dire cinque mesi in più rispetto al 2023.

Nel dettaglio, la speranza di vita è stimata in 81,4 anni per gli uomini e in 85,5 anni per le donne.

Notizia non di poco conto perché, stando alla normativa vigente, al passo in avanti della speranza di vita si accompagnerebbe uno slittamento di 3 mesi per l’accesso alla pensione a partire dal 2027.

Analizziamo la notizia in dettaglio.

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Indice

Aumento della speranza di vita: effetti sulle pensioni

L’effetto degli scenari demografici comunicati dall’ISTAT determina, come annunciato dalla Ragioneria generale dello Stato nella sua Nota di aggiornamento al 25° Rapporto sull’andamento della spesa pensionistica e assistenziale, a decorrere dal 1° gennaio 2027 un aumento dell’età per il pensionamento di vecchiaia dai 67 anni attuali a 67 anni e 3 mesi.

In questa tabella i dettagli.

AnniLavoratori dipendenti e autonomiLavoratrici pubblico impiegoLavoratrici settore privato dipendentiLavoratrici settore privato autonome
EtàEtàEtàEtà
202567676767
202667676767
202767 e 3 mesi67 e 3 mesi67 e 3 mesi67 e 3 mesi
202867 e 3 mesi67 e 3 mesi67 e 3 mesi67 e 3 mesi
202967 e 5 mesi67 e 5 mesi67 e 5 mesi67 e 5 mesi
203067 e 5 mesi67 e 5 mesi67 e 5 mesi67 e 5 mesi

Nelle annualità successive al 2030, l’età pensionabile aumenterebbe ulteriormente passando, per tutte le categorie lavorative descritte in tabella, a:

  • 67 anni e 7 mesi a decorrere dal 2031;
  • 67 anni e 8 mesi dal 2033.

Appurati questi requisiti anagrafici, è necessario comunque aver maturato almeno 20 anni di contribuzione.

Nuovi iscritti
I lavoratori che hanno acquisito il primo accredito contributivo dal 1° gennaio 1996 (cosiddetti nuovi iscritti) o che, pur essendo già titolari di un conto assicurativo alla data appena descritta, optano per il sistema contributivo, la pensione di vecchiaia spetta attualmente, fino al 2026, con:

  • 71 anni di età;
  • Almeno 5 anni di anzianità contributiva effettiva.

Si applicano tuttavia gli stessi requisiti di età e contribuzione previsti per i soggetti in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 (67 anni di età e 20 anni di contributi) se l’importo della pensione risulta non inferiore all’assegno sociale.

Anche per i nuovi iscritti, pertanto, l’età anagrafica salirà, a decorrere dal 2027, da 71 anni a 71 anni e 3 mesi, fermo restando il requisito del quinquennio di contribuzione effettiva.

Aumenta l’età anche per l’Assegno sociale

L’innalzamento dell’età minima per l’accesso alla pensione di vecchiaia impatta anche l’assegno sociale, per il quale il requisito anagrafico è suscettibile di passare a:

  • 67 anni e 3 mesi (dagli attuali 67 anni) a decorrere dal 2027;
  • 67 anni e 5 mesi dal 2029;
  • 67 anni e 7 mesi dal 2031.

Cosa accade alla pensione anticipata

Dal 1° gennaio 2012 la pensione di anzianità è stata sostituita dalla pensione anticipata, spettante attualmente, per i soggetti in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, a fronte di un’anzianità contributiva almeno pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne.

Per effetto dell’aumento della speranza di vita, anche la pensione anticipata (a prescindere dall’età anagrafica) scatterà, a decorrere dal 2027, a 43 anni e 1 mese per gli uomini e a 42 anni e 1 mese per le donne.

Dal 2029 ci sarà un altro scatto in avanti con l’asticella che passerà a 43 anni e 3 mesi per gli uomini e a 42 anni e 3 mesi per le donne.

Nuovi iscritti
I lavoratori in possesso di anzianità contributiva dal 1° gennaio 1996 possono accedere alla pensione anticipata al compimento dei 64 anni di età e, altresì:

  • in presenza di una contribuzione effettiva minima di 20 anni;
  • a condizione che l’ammontare della pensione sia almeno pari a 3 volte l’assegno sociale (per il 2025 pari a 1.616,07 euro).

Quest’ultimo requisito si abbassa a 2,8 volte l’assegno sociale (per l’anno corrente euro 1.508,33) per le donne con un figlio e a 2,6 volte l’assegno (per il 2025 euro 1.400,59) per le donne con almeno due figli.

Sulla falsariga delle prestazioni pensionistiche poc’anzi descritte, anche la pensione anticipata per i nuovi iscritti conoscerà un incremento dell’età anagrafica minima dagli attuali 64 anni a 64 anni e 3 mesi dal 2027 e, a seguire, a:

  • 64 anni e 5 mesi dal 2029;
  • 64 anni e 7 mesi dal 2031.

Il governo interverrà

I dati dell’ISTAT e gli effetti sulle pensioni hanno trovato il commento del Sottosegretario al lavoro e alle politiche sociali Claudio Durigon il quale, stando a quanto riporta l’agenzia Ansa (“ansa.it”, 31 marzo 2025), ha affermato che bloccheremo “l’aumento nel 2027, lo sterilizzeremo”.

Già lo scorso 15 gennaio il Ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti si era espresso sull’adozione dei decreti direttoriali da parte della Ragioneria, necessari per dare il via libera all’aumento dei requisiti pensionistici. Il “mio orientamento” stando alle parole raccolte dall’Ansa (“ansa.it”, 15 gennaio 2025) è di “andare verso una sterilizzazione rispetto a queste forme di aumento”.

L’aumento, ha aggiunto il ministro, è “nelle prerogative della politica. Questo è l’andamento che viene certificato dall’ISTAT e dall’evoluzione demografica ma non c’è e non ci sarà nessun decreto direttoriale finché la politica non si esprimerà e deciderà come comportarsi”.

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Foto copertina: istock/Thapana Onphalai

Paolo Ballanti