Nonostante il sondaggio online indetto la settimana scorsa avesse fatto emergere all’interno del Movimento una posizione maggiormente flessibile rispetto a quella dichiarata da Grillo (su 148 partecipanti il 48,8% vorrebbe infatti trattenere la quota, stabilendo secondo coscienza l’ammontare da rendere; il 36,30% si è espresso invece a favore della rendicontazione pura, ossia la trattenuta esclusiva delle spese), senatori e deputati a 5 stelle, riuniti ieri sera nell’Auletta dei gruppi di Montecitorio, hanno approvato una linea comune che vede impegnati tutti i parlamentari grillini nel rendiconto delle spese sostenute a Roma attraverso un corrispettivo elenco per macro aree: pasti, affitto, pernottamenti, ecc. Al termine della riunione i capigruppo Roberta Lombardi e Vito Crimi hanno fatto sapere che “quello che non viene speso, verrà restituito. Lo abbiamo deciso tutti insieme, non c’è stata alcuna votazione”.
La questione-diaria ha fomentato il vortice sul controllo interno esercitato nei confronti dei parlamentari a 5 stelle. Per l’intera durata dell’incontro, ieri sera, è sembrato infatti aleggiare lo spettro della cosiddetta “black list”. O meglio di una “white list” con la lista dei virtuosi che, tuttavia, se vista in contro luce non fa altro che evidenziare i nomi di quei parlamentari che non si attengono alla restituzione della diaria. Il deputato Stefano Vignaroli ne parla così: “La black list ? Ve la potete fare da soli”, questo anche perché i rendiconti al completo verranno resi pubblici online, lasciando alla Rete il compito di trarre le opportune conclusioni. Vincenza Labriola ha cercato di spezzare questo cerchio autoreferenziale: “Chi ha fatto campagna elettorale parlando solo dei soldi ha sbagliato, i problemi del Paese sono altri”. Il primo deputato ad uscire allo scoperto è stato Adriano Zaccagnini, il quale ha persino lanciato una sfida aperta a Grillo esigendo il ragguaglio dei tour elettorali.
Zaccagnini, dopo le accuse piombategli addosso a seguito delle proprie dichiarazioni, oggi recrimina un clima da “caccia alle streghe”. “Il nostro centro di controllo è la Rete, la gente. -ha ammesso il deputato ‘dissidente’- Non Grillo”. L’insistenza dei 5 stelle sul versante-soldi rischia comunque di diventare un boomerang per lo stesso Movimento. In aggiunta all’iniziativa promossa da Sel, richiedente una norma “Anti Casaleggio”, anche il deputato del Pd, Beppe Fioroni, si è direttamente appellato alla Presidenza della Camera per chiedere spiegazioni dettagliate sulle risorse dei gruppi che verrebbero impiegate per pagare servizi esterni da società riconducibili a persone ricoprenti una carica politica proprio nei partiti collegati al gruppo parlamentare.
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