Quello sui pensionamenti è un provvedimento inneggiato da più parti nei mesi scorsi, dopo l’approvazione al tetto di stipendio per i manager pubblici. Ora, per gli ex funzionari della Pa, arriverà dunque il nuovo limite di assegno previdenziale, che sarà però valido solo a decorrere dal 2015.
In sostanza, il tetto sarà valido anche per le prestazioni già in corso di liquidazione, ma verrà conteggiato solo a partire dal prossimo anno. In commissione, c’è stato un tira e molla concluso con la presentazione di un subemendamento che ha chiarito i risvolti contabili della misura, con i noti effetti per chi è passato, negli ultimi anni, dal regime contributivo a quello retributivo, causa, in molti episodi, di assegni elevatissimi per i manager pubblici ritirati dal lavoro.
Pensione in anticipo
Ma un altro intervento riguarda più da vicino tanti lavoratori, che, dopo la riforma del 2012, hanno visto sfumare la possibilità di andare in pensione, o, quantomeno, di entrare a regime Inps con l’assegno maturato in decenni di sudati contributi.
Ora, un nuovo emendamento del governo alla finanziaria cancella le penalizzazioni per coloro che decideranno di lasciare il posto di lavoro prima dei 62 anni, avendo, naturalmente, totalizzato i requisiti minimi richiesti. Secondo quanto scritto nel testo aggiornato della legge di stabilità, la misura – stimata in circa 15 milioni di euro nel solo 2016 – si applicherà per le pensioni erogate a partire dal prossimo gennaio, per i soli soggetti che raggiungano il minimo di anzianità contributiva entro la fine del 2017.
Famiglie. Altri 45 milioni andranno a 45mila famiglie, che riceveranno mille euro ciascuna in base a criteri di povertà oggettiva, e in presenza di quattro o più figli. Quindi, vengono stanziati ben 100 milioni per il potenziamento degli asili nido.
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